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L'immagine corporea

immagine corporea

Possiamo schematicamente suddividere gli studi sull'immagine corporea in due grossi gruppi: quelli che si rifanno all'ambito più prettamente neurologico e analizzano le basi neurali e lesionali dell'immagine del corpo e quelli che analizzano la rappresentazione del corpo in termini di stima di dimensioni, percezione e soddisfazione. Nel primo ambito sono compresi gli studi sullo schema corporeo, i quali analizzano le basi neurali della percezione del proprio corpo, sia in termini spaziali sia in termini linguistici (Denes & Pizzamiglio, 1997). Tali studi riguardano soprattutto pazienti che, in seguito ad una lesione cerebrale sviluppano sindromi neuropsicologiche attinenti lo schema corporeo. E' ben nota la sindrome neuropsicologica dell'agnosia digitale, cioè la difficoltà a denominare le dita e/o ad indicarle sulla propria mano o su un modello. Meno nota, ma comunque suggestiva, la sindrome neuropsicologica dell'autotopoagnosia, cioè la difficoltà a localizzare singole parti sul proprio corpo, sul corpo dell'esaminatore o su un modello (Denes et al., 2000). Ancora in questo ambito rientrano gli studi sulla percezione di parti del corpo in realtà non presenti, quali per es. la percezione dell'arto amputato o di altre parti del corpo amputate o per es. la percezione di un terzo arto (Hari et al., 1998, Aglioti et al., 1999).

Il secondo ambito di studi è quello al quale ci si riferisce più propriamente quando si parla di studi sull'immagine corporea. Si tratta di lavori, che partendo dal lavoro classico di Schilder (1950) hanno tentato di concettualizzare gli aspetti più propriamente psicologici della percezione del corpo. Una panoramica di questi studi rivela una estrema eterogeneità dei concetti utilizzati per descrivere l'immagine corporea (Moyer, 1997). Già nel 1950 Schilder parlava della "immagine del corpo che formiamo nella nostra mente, cioè il modo in cui il corpo appare a noi stessi", mettendo così in evidenza il concetto di immagine o rappresentazione mentale del corpo. Il poter pensare al corpo rappresentato mentalmente introduce due aspetti cruciali negli studi dell'immagine corporea: l'aspetto relativo alla percezione (che potrebbe non necessariamente corrispondere al corpo reale) e l'aspetto relativo alla valutazione del corpo percepito.

Entrambi questi aspetti costituiscono il filo di Arianna che lega l'immagine corporea ai disturbi della condotta alimentare: in questi casi infatti il corpo percepito potrebbe non corrispondere al corpo reale (dispercezioni dell'anoressica) e comunque il corpo percepito si discosta dal corpo ideale (elemento comune in tutti i disturbi dell'alimentazione) e la discrepanza percepita condiziona insoddisfazione e comportamenti compensativi e di ricerca del corpo ideale. Il riferimento all'investimento, ed alla importanza che il singolo attribuisce alla propria apparenza fisica ed alla discrepanza tra corpo percepito e corpo ideale, sembra accomunare i più recenti studi sull'immagine corporea (Thompson et al., 1990). Esiste comunque una relativa variabilità tra i ricercatori rispetto al modello concettuale di immagine corporea utilizzato o proposto e ci sono state nel tempo modifiche sostanziali in relazione al peso dei singoli aspetti considerati (Cash and Pruzinsky, 1990). I primi studi infatti sono indiscindibili da quelli sullo schema corporeo. Solo con il riferimento agli aspetti psicologici e psicodinamici lo studio dell'immagine corporea si è allargato agli aspetti soggettivi dell'esperienza del corpo, oltre a quelli percettivi e neurologici. Definizioni più recenti danno enfasi sia agli aspetti percettivi sia a quelli soggettivi. L'immagine corporea diventa quindi: "l'immagine che noi abbiamo nella nostra mente della forma, della dimensione e della taglia del nostro corpo e i sentimenti che noi proviamo rispetto a queste caratteristiche e rispetto alle singole parti del corpo" (Slade, 1994)

Nell'ambito degli studi sui disturbi alimentari l'immagine corporea è stata analizzata soprattutto rispetto agli aspetti percettivi dell'esperienza corporea, come per es. la stima delle dimensioni del corpo (Thompson, 1990). Già nei primi studi appariva chiaro il legame tra aspetti percettivi e soggettivi: i problemi dell'immagine corporea sono associati con ridotta autostima, ansia sociale e sintomi depressivi (Lerner et al., 1973, Cash and Smith, 1982, Thompson, 1990). Altrettanto chiaramente é emersa la soggettività dell'esperienza delle dimensioni del corpo e la sua non prevedibilità a partire dal dato reale esterno. Ciò rende difficilmente separabili percezione, sentimenti e pensieri rispetto al corpo percepito, e quanto questi aspetti siano in relazione con fattori sociali, che condizionano i modelli di corpo ideale (Thompson et al., 1990). In un recente lavoro Altabe and Thompson (1996) hanno elaborato un modello dell'immagine corporea che tiene conto dell'influenza delle situazioni ambientali e degli eventi. Secondo questi autori esisterebbe un'immagine corporea di fondo sulla quale interferiscono eventi che attivano dei processi di autovalutazione. Per es. le persone che vengono sottoposte a situazioni che attivano una qualche forma di rivalutazione del proprio corpo attivano uno schema mentale ed il loro livello di soddisfazione nei confronti del corpo varierà in funzione dell'investimento che pongono sulla variazione del corpo, quali per es. pazienti che vengono sottoposti ad interventi mutilanti (White and Unwin, 1998; White, 2000).

Higgins ha proposto la teoria dell'autodiscrepanza (1987) secondo la quale l'idea sul sè può essere concettualizzata come una relazione tra sè reale ed ideale. Le persone sono generalemente motivate a far si che il sé reale corrisponda al se ideale; la discrepanza tra queste rappresentazioni determina uno stato psicologico negativo (Higgins et al., 1985). L'ampiezza della discrepanza si collega all'intensità del sentimento e si lega alla consapevolezza della discrepanza stessa, cioè al grado in cui il singolo ritiene importante la discrepanza percepita (Higgins et al., 1986). In altri termini, la discrepanza percepita può essere presente ma non causare problemi, se dal punto di vista della persona non è ritenuta importante, o al contrario divenire causa di malessere ed insoddisfazione (Cash and Szymanski, 1995). In una recente definizione White (2000) ritiene il disturbo dell'immagine corporea come "una marcata discrepanza tra apparenza attuale e ideale oppure tra funzione reale ed ideale di una parte del corpo. La discrepanza, in virtù dell'investimento personale ed in associazione con le considerazioni disfunzionali rispetto alla propria apparenza, media le emozioni negative e le conseguenze comportamentali che interferiscono con la normale routine e con il funzionamento sociale e lavorativo o la qualità delle relazioni."

Bibliografia:
  • Altabe M., Thompson J.K. (1996): Body image: a cognitive self-schema construct? Cognitive Therapy Research 20(2), 171-193

  • Cash T.F., Pruzinsky T. (1990): Integrative themes in body image development, deviance and change, in Body Image: development, deviance and change. Guildford Press, New York, 337-349

  • Cash T.F., Smith E. (1982): Physical atractivenss and personality among American College Students, Journal of Psychology, 111, 183-191

  • Cash T.F., Szymanski M.L. (1995): The development and validation of the body image ideals questionnaire. Journal of .Personality Asessment 64(3), 466-477

  • Fisher S. (1990): The evolution of psychological concepts about the body, in Body Image: Development, deviance and Change (T.F. CASH AND T. PRUZINSKY EDS). Guilford Press, New York, 3-20

  • Higgings E.T., Klein R. Strauman T. (1985): Self-concept discrepancy theory: a psychological model for distinguishing among different aspects of depression and anxiety Social Cognition 3, 51-76

  • Higgings E.T., Strauman T. Klein R. (1986): Standards and the process of self-evaluation: multiple affects from multiple stages, in Handbook of motivastion and cognition: foundations of social behavior (R.M. SORRENTINO AND E.T. HIGGINS EDS). Guilford Press, New York 23-63

  • Higgings E.T. (1987): Self-discrepancy: a theory relating self and affect. Psychological Reports 94, 319-340

  • Lerner R.M., Karabenick S.A., Stuart J.L. (1973): Relations among physical attractiveness, body attitudes and self-concept in male and female college students. Journal of Psychology 85, 115-129

  • Moyer A. (1997): Psychosocial outcomes of breast-conserving surgery versus mastectomy: a meta-analytic review. Health Psychology 16(3), 285-298

  • Schilder P. (1950): The iamge and appearance of the human body. International Universities Press, New York

  • Slade P.D. (1994): What is body image? Behavioral Research Therapy 32(5), 497-502

  • Thompson J.K. (1990): Body image disturbance: assessment and treatment. Pergamon Press, New York

  • White C.A. (2000): Body image dimensions and cancer: a heuristic behavioural model, Psychooncology 9: 183-192 (2000)

  • Hari R., Hanninen R., Makinen T., Jousmaki V., Forss N., Seppa M., Salonen O. (1998): Three hands: fragmentation of human bodily awareness, Neurosciences Letters, 240, 131-134

  • Aglioti S.M., Beltramello A., Peru A., Smania N., Tinazzi M. (1999): Anomalous double sensations after damage to the cortical somatosensory representation of the hand in humans, Neurocase, 5, 285-292

  • Denes G., Cappelletti J.Y., Zilli T., Dalla Porta F., Gallana F. (2000): A category-specific deficit of spatial representation: the case of autotopagnosia, Neuropsychologia, 38, 354-350

  • Denes G., Pizzamiglio L. (1997):Manuale di Neuropsicologia, Zanichelli

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